Juve-Napoli 2-0: le parole di Gattuso dopo la sconfitta in supercoppa

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Il tabù di Rino è la Supercoppa. La Juve in Supercoppa: sconfitto nella finale del 16 gennaio 2019 (edizione 2018) in Arabia Saudita, ai tempi del Milan, e poi anche ieri. Dal suo grande amico Pirlo, Andrea, e soprattutto a sette mesi dal trionfo in Coppa Italia contro il grande predecessore di nome Sarri. Niente doppietta di coppa, insomma: il primato resta di Benitez, del Napoli di Rafa del 2014, ma la stagione è ancora tutta da scrivere e innanzitutto da decifrare. Su due fronti: il primo obiettivo è andato, sfumato sui titoli di coda di un film in bianco e nero, ma Gattuso può ancora percorrere la strada internazionale dell’Europa League e soprattutto quella italiana. L’importante sarà trovare un’identità definitiva, precisa e finalmente chiara, ma soprattutto assorbire con carattere e personalità anche le sconfitte amare come quella di ieri. Perché ieri è già domani: e il Napoli ha l’assoluta necessità di rialzarsi al volo.

PRESENTE-FUTURO. E allora, la delusione. Le lacrime tutte napoletane di Lorenzo Insigne, disperato a fine partita per ovvie ragioni, e poi la rabbia da trasformare in energia esplosiva in campionato: senza sosta e senza fermarsi neanche un istante, evitando le frenate brusche e pericolose modello Toro e Spezia, a cominciare da domenica a Verona. Vietato crollare, vietatissimo: d’accordo le difficoltà e l’amarezza per il trofeo sfumato, per carità, ma la programmazione del futuro del Napoli è strettamente legata alla Champions e la qualificazione è il traguardo minimo e necessario per la programmazione del futuro. «Ringrazio la squadra, abbiamo fatto tutto quello che dovevamo», dice Gattuso. «Probabilmente abbiamo giocato con un po’ di timore soprattutto nel primo tempo. Potevamo fare qualcosa in più, si, ma non posso rimproverare nulla ai miei giocatori. Insigne? Ci sta in una partita del genere sbagliare un rigore: Lorenzo non deve avere nessun rammarico, abbiamo perso tutti insieme, mica per colpa sua. A livello tattico credo che sia stata una partita a scacchi, le due squadre si sono rispettate. Tecnicamente non è stata una gara perfetta né da parte nostra, né da parte loro: l’hanno decisa gli episodi». E ancora. «In Coppa Italia, a giugno, abbiamo sofferto più che in questa finale: siamo stati un po’ sfortunati sul primo gol, ma la squadra è viva. E poi non dimentichiamolo: abbiamo giocato sempre con la Juve, contro tanti campioni. E tra l’altro è possibile che qualche giocatore l’abbia sentita più degli altri. Anche le condizioni del campo non erano ottimali e favorevoli al nostro modo di giocare, e credetemi non è una scusa».

PETAGNA: «CORAGGIO LORENZO». Petagna punta sul carattere: «Siamo ancora in ballo su tutti i fronti e non dobbiamo demoralizzarci. Abbiamo sempre dimostrato di essere forti, veramente forti, e anche quando abbiamo perso non credo che siano state sconfitte meritate. Forse in questa partita siamo un po’ mancati sotto il profilo del gioco, ma abbiamo avuto le nostre occasioni da gol: Szczesny ha fatto due ottimi interventi e se una palla fosse entrata staremmo parlando d’altro. Può essere che da fuori l’abbiate vista meglio e forse ci è mancata un po’ di cattiveria, non lo so, la rivedremo e capiremo i nostri errori, ma dobbiamo credere in noi stessi e soprattutto non dobbiamo abbatterci. Anzi: abbiamo dato tutto e bisogna continuare così. A cominciare da Verona: sono convinto che raggiungeremo tutti i nostri obiettivi». Finale con carezza a Insigne: «Dispiace per Lorenzo, da napoletano e contro la Juve fa male, ma lui è un campione e un leader come Mertens e Koulibaly: il rigore si può spagliare, ci farà vincere le prossime gare». Parole dolci per il capitano anche da Aurelio De Laurentiis. A fine partita il presidente è andato negli spogliatoi a consolare sia lui che il resto della squadra.

«È stata una gara tattica. Potevamo fare qualcosa in più nel primo tempo»

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