Juventus ultime notizie: i problemi della squadra post Benevento, l’editoriale

Andiamo a Benevento senza Ronaldo dicevano, andrà tutto bene dicevano, dimostriamo che non ne siamo dipendenti dicevano. Ecco, parto subito dicendo una cosa: la Juve non deve dimostrare nulla, deve vincere, punto. Che sia sempre per merito di Ronaldo o di chiunque altro non deve fregarcene un bel niente, se non si fosse capito vincere è l’unica cosa che conta. Seconda osservazione: quest’anno non possiamo permetterci il lusso di sottovalutare nessuna partita, men che meno quella contro una squadra solida, rognosa, fisica e ben messa in campo come il Benevento di Inzaghi; questo diritto, se mai lo abbiamo avuto, l’abbiamo sicuramente perso a Crotone contro l’ultima della classe, regalandole la metà dei punti che hanno conquistato fino ad ora, e in settimana contro il Ferencvaros, sconfitto non si sa bene come all’ultimo respiro dopo essere passati in svantaggio. Terza e ultima osservazione: sì, siamo Ronaldo-dipendenti e a chi dice il contrario consiglierei vivamente una visita oculistica. Bisognerebbe avere il coraggio di presentarsi ad una riunione dei Ronaldisti anonimi, prendere parola e presentarsi: “Ciao, mi chiamo Juventus”; e tutti gli altri in coro: “Ciao Juventus”; “Sono dipendente da Ronaldo da 2 anni, 4 mesi e 18 giorni e non riesco a smettere…” e via discorrendo.

Ma invece di parlare degli assenti, parliamo piuttosto di chi era in campo. Un buon primo tempo, non senza patemi d’animo, viene vanificato dal solito gol beffa degli ultimi minuti sugli sviluppi di un calcio d’angolo. A nulla era servito il miracolo di Szczesny sulla conclusione a botta sicura di Schiattarella che poco prima aveva mandato al bar tre giocatori con una finta al rallenty. “Attenzione, la Juve subisce la maggior parte dei gol nella parte centrale del match” detto fatto: Caprari all’indietro per SchiattarellaSchiattarella dentro per Arthur che appoggia all’indietro per Letizia, tiro al volo palo e gol. Il brasiliano ex Barcellona ha tecnica, forse anche troppa, tant’è che invece di spazzare quel pallone fuori dal Vigorito col rischio di colpire la macchina parcheggiata al 22B, si esibisce in una finezza tanto bella quanto inutile e deleteria, servendo l’assist al terzino del Benevento.

Un gran peccato, perché fino a quel momento Arthur non stava affatto sfigurando. Un gran peccato, soprattutto se consideriamo l’ennesima perla di Morata (precisamente la terza in campionato e l’ottava in stagione) che aveva aperto le marcature a metà primo tempo. Ad onor del vero, il merito del gol sarebbe da dividere anche con Chiesa, scaltro a sfruttare uno dei pochi buchi difensivi del Benevento lanciando una palla filtrante con i giri giusti. E guarda caso chi c’era lì? Ovviamente Morata, che oltre al fiuto del gol ha anche l’abilità di farsi trovare sempre al posto giusto al momento giusto. Di certo non ci poteva essere Dybala, geloso del suo appezzamento di terra sul centro-destra che non abbandona praticamente mai, neanche se costretto con la forza. Questo lo rende un indesiderato catalizzatore di gioco che dà troppi punti di riferimento, rallenta la manovra e la rende più prevedibile, con tanti ringraziamenti da parte della difesa posizionale e ad alta densità del Benevento.

Già che è saltato fuori il suo nome, parliamo brevemente della questione Dybala. Non sono d’accordo con chi lo reputa l’unico problema di questa squadra, vorrei tanto che fosse così, renderebbe il compito di Pirlo molto più semplice perché basterebbe semplicemente relegarlo in tribuna. Non sono però neanche d’accordo con chi non lo reputa un problema (un grosso problema aggiungo io) e continua a difenderlo a spada tratta come se godesse di un credito illimitato e di un’aura di mistica intoccabilità che, per loro sfortuna, altri giocatori non hanno. L’espressione “Dybala sta giocando male ma…” che ormai va tanto di moda, inizia ad avere la stessa valenza della più celebre “Non sono razzista/omofobo/misogino ma…”: una gran presa per i fondelli mista ad una buona dose di buonismo e di ignavia, il peccato di coloro che vivono “sanza infamia e sanza lodo”, per non risultare impopolari e non scontentare nessuno.

Per l’ennesima volta in stagione, l’eletto di Laguna Larga si sta confermando per quello che è: un buon giocatore dotato di tecnica e con qualche sprazzo da campione, ma niente di più; di certo non un fuoriclasse né un giocatore decisivo, motivo per cui farebbe meglio a scollarsi quel numero pesantissimo dalla schiena, né un leader, motivo per cui farebbe meglio a sfilarsi quella fascia dal braccio e darla a qualcuno più meritevole, per esempio ad un ragazzone olandese di 6 anni più giovane ma con personalità da vendere. E non lo dico solo in virtù dei due gol clamorosi sbagliati davanti alla porta che ci avrebbero potuto regalare i 3 punti, nemmeno in virtù dei tiri sparati in curva e dei numerosi passaggi sbagliati ma in virtù della solita partita indolente in cui ha quasi preferito nascondersi tra la folla piuttosto che emergere dal mucchio. Come ulteriore aggravante c’è la recidiva, perchè purtroppo non è la prima volta che assisteremo ad una prestazione del genere e, temo, non sarà neanche l’ultima.

Contro ogni pronostico, il copione del secondo tempo è totalmente diverso da quello che ci si poteva aspettare da una squadra ferita nell’orgoglio come la Juve. Sarà che probabilmente questa squadra orgoglio non ne ha ma è composta per lo più da un manipolo di giocatori presuntuosi che indossa la maglia un po’ come molti di noi indossano il pigiama ereditato dal cugino più grande. Poche verticalizzazioni, pochi tiri, poche occasioni pericolose (peraltro vanificate da Morata e dal sopracitato Dybala), anzi pochissime per una squadra bloccata sul pareggio che deve fare risultato a tutti i costi. Lo schieramento sempre più difensivo del Benevento non ha aiutato, così come non ha aiutato l’insufficiente prestazione di Cuadrado e di Ramsey e l’ingresso in campo in ciabatte di Kulusevski e Bernardeschi; come se non bastasse, a tempo scaduto Morata pensa bene di farsi buttare fuori e quindi di saltare il derby di settimana prossima.

Arriva dunque l’ennesima battuta d’arresto della stagione, l’ennesimo pareggio, il secondo su tre partite disputate contro le neopromosse. Meno male che la settimana scorsa doveva cominciare il nostro vero campionato, finora abbiamo rivisto solo il riacutizzarsi dei soliti errori, i fantasmi dell’anno scorso e, soprattutto, le streghe, in tutti i sensi.

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