Partite Juve

Milan-Juve 1-3: pagelle gazzetta e voti, migliore in campo Chiesa

Ecco le nostre consuete ed irriverenti pagelle su Milan-Juve finita 1-3 grazie alla doppietta di Chiesa e al gol di McKennie.

SZCZESNY 7 “Quando vien la sera…” (cit. Joe Sentieri) ci si chiede quale versione sarà disponibile del numero 1 juventino. Nulla è dato per scontato, ma se la versione è quella di stasera, allora si può stare tranquilli. Wojciech para anche un tentativo di autogol, non fa una piega sui tiri da lontano milanisti e si arrende solo su un tiro all’incrocio imparabile. Unico piccolo rimbrotto: sui rilanci lunghi sarebbe il caso di tenere la palla entro il terreno di gioco.

DANILO 7,5 Un Cuadrado più difensivo e nella propria metà campo rende il doppio di Cuadrado. Non perde un contrasto, rilancia la controffensiva con sagacia tattica, si fa trovare pronto anche in disimpegno. La partita è difficile e la posta in palio rasenta il “dentro o fuori” dalla stagione, ma Danilo non tradisce un momento di timore che uno. Pilastro.’

de LIGT 7 Una sola sbavatura in un recupero in campo aperto. Poi si arrocca nel fortino in cui il Milan costringe la Juventus dopo il vantaggio, fino al quarto d’ora della ripresa e da lì non esce più se non per qualche calcio d’angolo. Blinda la saracinesca che cala davanti a Szczesny e per i tentativi rossoneri è un continuo cozzarci contro.

BONUCCI 7 Gara di grande quantità e di feroce concentrazione. Tra lui e de Ligt si saranno spazzati via almeno 30 palloni in area di testa. E’ una delle rare volte in cui non volta mai la faccia all’attaccante, qualsiasi esso sia. Non si vedono giravolte con la gambetta timida, ogni intervento è deciso. Grande prestazione del capitano, in cui la sofferenza è vissuta come un tramite per ottenere il risultato. Va rimancato.

FRABOTTA 6,5 Non sfigura affatto, anzi si fa vedere spesso sulla fascia con una corsa convincente. I timori della vigilia si sono dissolti ed il ragazzo merita l’encomio per l’impegno profuso non privo di qualità. Si fa ancora saltare con facilità in sede difensiva e sia Castillejo che Hauge lo fanno ammattire sulla trequarti, ma si riprende subito se viene lanciato in profondità. Ben fatto, Gianluca. (DEMIRAL S.V. Entra per spegnere sul fatto gli ultimi fuochi fatui di un Diavolo “scornato”)

CHIESA 8 Da stasera ogni juventino che si rispetti si augura che Federico duri fino all’ultima partita della stagione (Dio solo sa quanto si sogni che si giochi in Turchia…), esattamente come si è potuto ammirare al cospetto del Milan. Verso la porta di Donnarumma scaglia 3 tiri: 2 reti ed un palo. Come direbbe George Clooney: “What else!” Theo Hernandez prova ad intimidirlo con un intervento a gamba tesa che Irrati non vede per avere chiuso entrambi gli occhi. E siccome Theo capisce l’antifona, si riproduce subito dopo con una ginocchiata sui reni in stile scientifico. Salvo poi non capirci nulla se si gioca a calcio. Chiesa? Vele tutti i soldi spesi, messaggio ai soliti criticoni. (KULUSEVSKI 6,5 Ha il grosso merito di entrare nella difesa milanista come un trapano nel muro e confezionare l’assist per il goal della tranquillità. Esce Chiesa, entra Kulu: in sintesi la gerarchia applicata al campo, senza scendere di livello. La squadra ha dentro di sé delle eccellenze che poche altre compagini hanno in Europa, teniamolo a mente)

BENTANCUR 5 Da lui iniziano i dolori della terra di mezzo. Inizia dimenticandosi il pallone in area e meno male che Szczesny rimedia. Una non-giocata di tal genere l’ho vista fare solo da Sturaro qualche anno fa, con lo stadio che fischiava impietosamente. Girovaga per il campo al fine di proporsi da sponda ai compagni e smarrisce ben presto l’attitudine a costruire. Si becca l’immancabile ammonizione e, non contento, cerca di fare la collezione di gialli in una scivolata proditoria sulla quale viene graziato da Irrati che forse preso dalla prosecuzione dell’azione si dimentica del “fattaccio”. Immediatamente sostituito, per il suo bene. Non si sa se sarebbe uscito vivo dagli spogliatoi, se espulso. (ARTHUR 6 Si dedica al minimalismo tattico, smorzando i toni e congelando la palla. Questo serve e questo produce, senza rischi.)

RABIOT 6 Scavalla in lungo ed in largo, con pause dal gioco che sono lunghe come i silenzi nella tundra siberiana. Sembra Houdini: scompare e ricompare come per magia. Contrasta in maniera impalpabile e quando finalmente si butta in avanti pericolosamente, non si accorge che sta arrivando un treno dalla Stazione Centrale di nome Chalanoglu che lo spezza in due, sotto gli occhi serrati della giacchetta gialla. “Spalla contro spalla” è un pelino diverso, magari in settimana Rizzoli fa una riunione arbitrale con disegnini vari. Da lì parte l’azione del pareggio rossonero e chi si è visto si è visto. Nella ripresa pare più inserito nel gioco, anche se il marchio di fabbrica non si discosta troppo dal “corri, cavallo, corri”, con paraocchi di prammatica incorporato.

RAMSEY 5,5 Che sia utile per legare i fraseggi a ridosso della conclusione delle azioni, non giustifica la leggerezza nei contrasti e l’evanescenza nel filtro di centrocampo. Sembra che giochi con le pantofole (magari con i tacchetti, ma sempre “patèrle”) e prova ne sia la lofia di tiro che telefona a Donnarumma su suggerimento di CR7, subito dopo il pari del Milan. In una gara che alla vigilia si poteva immaginare facilmente di cappa e spada, Ramsey fa la figura del malcapitato ovvero del capitato per caso. La panchina però non offre tanto di più. (BERNARDESCHI S.V. Tocca la prima palla incespicando. Ha la consistenza delle meringhe, che sono buone, ma che si frantumano in mano.)

DYBALA 7 Serve a Chiesa un assist di tacco per il goal del vantaggio di fattura elevata al cubo. Non ostante l’asfissiante pressing dei giocatori di Pioli, riesce a gestire bene i palloni che gioca e sempre alimentando la manovra. Non ha grandi occasioni per fare male, ma partecipa anche all’azione del raddoppio, dando un senso notevole alla sua prestazione. E’ un Dybala rinfrancato, un giocatore che può essere ancora utile alla causa se solo si dimentica di paragoni con fuoriclasse del passato che lo hanno penalizzato. Paulino è Paulino e di questo ha bisogno lui, la Juve ed i suoi irriducibili sostenitori. Esce per fare posto a McKennie, nell’intenzione riuscita di potenziare il centrocampo (McKENNIE 7 Invocato nel prepartita da chi scrive, inconsolabile per il fatto che non fosse in formazione. Passa poco tempo e su un’imbeccata di Kulusevski, chiude la gara con un tiro da vicino che non lascia scampo a Romagnoli e portiere. L’americanino è la sintesi di come si giochi negli spazi con costante pericolo per gli avversari. Entra e subito interrompe una proiezione sulla fascia rimontando l’avversario e ripartendo come se nulla fosse. Tanta concretezza unita ad una qualità di alto livello: acquisto che ha aggiunto valore alla rosa.)

CRISTIANO RONALDO 6 Non è la partita per un’esibizione fine a se stessa. C’è da lavorare sodo e lasciare i fronzoli ad un’altra occasione. Non ha grandi occasioni per brillare di luce propria, ma mette il suo estro al servizio della squadra. Serve a Ramsey la palla per l’immediato vantaggio possibile un minuto dopo il pareggio rossonero, ma il gallese conclude in maniera sciagurata. Lo si trova in ripiegamento a sostenere il filtro di mezzo con umiltà ed abnegazione. A volte anche i ricchi si devono piegare alla Ragion di Stato e meno male che CR7 non fa fatica a comprenderlo.

PIRLO 7,5 Vero vincitore della serata. Se dapprima i dubbi vengono su alcune scelte di formazione (Frabotta a sinistra e non Danilo con Demiral a destra; Rabiot preferito a McKennie), essi si dissolvono alla lunga su Frabotta, ma non del tutto su Rabiot. E’ nella gestione dei cambi che Pirlo compie il capolavoro di giornata. Assesta il centrocampo con Kulu e McKennie e non è un caso che la terza rete venga prodotta da una loro collaborazione. Dopo le sostituzioni la Juve non concede più nulla ai tentativi di rientrare in partita dei milanisti, chiaro esempio di corretta lettura della situazione tattica. Ovviamente, Andrea Pirlo si può permettere di avere ancora qualche cambio all’altezza, rispetto al dirimpettaio Pioli, in piena crisi di uomini, ma si deve sapere usare bene anche qualche vantaggio e non sempre nel recente passato è successo. Ora il campionato resta aperto, poiché non si era mai chiuso e la Juventus si candida alla grande a rientrare nel gruppo delle prime. La Befana vien di notte/con le scarpe tutte rotte/pèrdon Inter, Napoli e Milan/ che grande tramontana/viva viva la Befana!!!!

Stefano Rodino
Giornalista, nato a Torino e tifoso bianconero. . Da Giugno 2011 a luglio 2013 lavora presso il sito sportivo BetItaliaWeb come redattore full time, web copy editor. Da ottobre 2009 a maggio 2011 ha scritto articoli sportivi all'interno del network blogo. Da ottobre 2009 a maggio 2011 ha curato la sezione di strategia ed il blog ufficiale della poker room 4A suite e collaborato con la rivista Poker Texas Hold'em. Da giugno 2008 a dicembre 2009 ha lavorato presso la redazione di Sprint&Sport. Dal 2004 ha collaborato con la rivista cartacea The Games Machine. Fondatore di pensionipertutti.it e FinoallaJuve. Provocatore per diletto, polemico quanto basta e innamorato del mio bouledogue francese Artù.
https://finoallajuve.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *