La Juve di Pirlo come gioca? Trovato il triangolo giusto a centrocampo: bentancur-Arthur-McKennie

Ci sono un brasiliano, un uruguaiano e un texano: sembra l’inizio di una barzelletta e invece è — fin qui — il miglior centrocampo della Juve. O, se non altro, il più funzionale. Uno che smista il pallone (Arthur), uno che combatte e recupera (Bentancur), uno che corre e si butta negli spazi (Mckennie). Viva il continente americano.

Il riassunto di tutto nelle parole di Andrea Pirlo, che in settimana aveva fatto quattro chiacchiere con il regista do Brasil: «Sì, abbiamo parlato, e lui preferisce giocare leggermente più avanzato, lasciando compiti un po’ più difensivi a un altro centrocampista». Ha funzionato, almeno ieri: «Lo fa molto bene, perché tutte le volte che iniziamo la costruzione del gioco si fa trovare sempre nel posto giusto, ha grande visione, tiene molto bene la palla e quindi ci dà i tempi giusti per uscire, soprattutto quando c’è la pressione delle altre squadre». Va da sé, un assortimento da ripetere.

E se Mckennie è l’«invarore», il gioco s’è sviluppato, e si sviluppa, lungo l’asse Bentancur-Arthur: «Hanno fatto una bella partita — ragiona ancora l’allenatore bianconero dopo Juve-Bologna— ma l’avevano già fatta mercoledì. Giocano bene insieme e sono bravi a scambiarsi la posizione durante la gara». Quindi: «Anche gli altri del centrocampo hanno fatto bene finora, ma loro stanno meglio ed è giusto che abbiano giocato». Come si dice, sono complementari: uno da «garra charrua», a volte pure troppo, l’altro con le suole prensili, e il pallone appiccato, da spiaggia di Copacabana. Bentancur, pure contro il Bologna, s’è ritrovato bene da schermo davanti alla difesa, così da permettere ad Arthur qualche metro di campo in più, davanti.

Di certo, con il brasiliano sul prato, la Juve ha geometrie più limpide e, soprattutto, tempi di gioco migliori. Il «costruttore» ideale, come da principi di gioco del tecnico. L’«invasore» è appunto Mckennie, che pure ieri all’ora di pranzo, ha spianato ettari e riempito l’area. Trovando la respinta di Skorupski al primo tentativo, il gol al secondo, sbucando dalla mischia del calcio d’angolo. Soprattutto, il texano assicura un’energia cinetica che nessun juventino possiede. Sapendo alzare il ritmo e aumentare l’intensità.

Dopodiché, oltre al gioco, fanno comodo i punti, rosicchiata a Milan e Inter: «L’importante era vincere — chiude Pirlo — anche perché poteva esserci appagamento dopo la vittoria in Supercoppa. Peccato solo che abbiamo sbagliato qualche occasione di troppo». E qui veniamo al principale difetto: le partite vanno chiuse. Altrimenti, la riffa degli episodi diventa lotteria pericolosa. È finita bene, per la Juve, pure perché il Bologna ha sempre cercato di segnare, offrendo praterie ai bianconeri. Sulle quali la squadra di Pirlo, come le capita, ha alternato frangenti di dominio — territoriale, almeno — a momenti di clamorosa amnesia. Soprattutto, quando CR7 è in mezzo relax.

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